La pena di morte. - Che cos’è la pena di morte?
 
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IISS G.PEANO-C.ROSA Attualità 04/04/2018 04/04

La pena di morte.

Che cos’è la pena di morte?

La pena di morte è una sanzione penale che consiste nel privare il condannato della propria vita.

E' prevista per colpe gravi come l'omicidio, in alcuni stati e, in altri, è addirittura utilizzata per sopprimere il libero pensiero.

Ancora oggi, la maggior parte dei paesi nel mondo ha abolito la pena di morte ritenendola poco etica, tuttavia restano ancora 58 stati  che la praticano tra cui Cina, Stati Uniti,Giappone,Korea del Nord,India,parte dell'africa e del Medio Oriente.

L'Italia abolì la pena di morte in Toscana nel 1786 per la prima volta,fu poi rimossa dal codice penale nel 1889. Venne, però,  poi, reintrodotta durante il regime fascista e abolita nuovamente con il codice penale militare di guerra nel 1994, per essere sostituita con l'ergastolo.

L'Italia fu la prima nazione ad abolire la pena di morte, mentre gli Stati Uniti e il Giappone sono gli unici paesi democratici e industrializzati ad applicarla ancora: essa è legale a livello federale per 42 tipi di reati.

Essendo il fine vita  un argomento estremo, quello sulla pena di morte è stato ed è ancora adesso uno dei dibattiti etici più accesi.

La maggioranza dei filosofi antichi la giustifica, anche se spesso contestando l'uso spregiudicato che se ne faceva nel mondo greco-romano e orientale. Tra gli stoici, sostenitori del diritto naturale, si levarono alcune voci contro le condanne troppo facili e numerose; tra essi, Seneca, che,  pur essendo favorevole alla pena capitale per gravi delitti, invita l'imperatore Nerone alla clemenza, comminando la massima pena solo in casi estremi,  seguendo la ragione e non l'impulso del momento,  citando, inoltre,  esempi di generosità. Seneca ricorda, poi, alcune motivazioni dettate dalla ragione, che anticipano di sedici secoli quelle di Cesare Beccaria.

Nel 1764 la pubblicazione del pamphlet Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria stimolò la riflessione sul sistema penale vigente. Nel trattato Beccaria si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne avrebbe commesso uno a sua volta.

Tuttavia, la condanna di Beccaria verso la pena di morte, pur nella sua portata storicamente innovativa, non era espressa in termini assoluti: essa è necessaria, ma non giusta, in quanto " infrazione della legge morale per la quale l'uomo, anche nei confronti dello stato, è sempre non mezzo, ma fine".

In controtendenza rispetto alle idee moderne fu Friedrich Nietzsche, che contestò il concetto filosofico di libero arbitrio e la funzione rieducativa della pena, considerando la morte del criminale come l'unico atto che restituisce dignità al suo gesto, assolvendolo dalla colpa e liberandolo dall' umiliazione del pentimento, imposto dalla morale cristiana.

La posizione di Nietzsche si inserì nel quadro filosofico di una critica radicale all'universalismo morale di origine cristiana e, in diverse sue opere, il filosofo contestò l'eticità intrinseca dei comandamenti biblici, presupponendo un' equiparazione extramorale tra i delitti e le pene.

In generale, pur non prendendo un'esplicita posizione a sostegno della pena di morte, il pensiero di Nietzsche risultò esplicitamente contrario a quegli stessi principi filosofici che, in Occidente, portarono alla progressiva abolizione della pena capitale e all'idea dei diritti umani. Il suo pensiero è considerato tuttora di grande attualità da parte di coloro che non riconoscono il fondamento etico di tali diritti.

La maggioranza dei leader buddhisti contemporanei si sono pronunciati contro la vendetta e l'uccisione legalizzata anche se alcuni l'hanno vista come una forma di karma retributivo, sempre che il boia e il giudice non siano animati da sentimenti di odio e rancore verso il condannato, la quale cosa è, però, considerata difficile; così sostenne il monaco thailandese Buddhadasa. Molti maestri buddhisti hanno definito la posizione dei favorevoli come un grave fraintendimento delle legge di causa-effetto, poiché spetta solo al karma e alla rinascita stabilire la retribuzione, non al boia e ai giudici, che produrrebbero karma negativo per sé e per altri.

L'opinione pubblica di molti Paesi è divisa. In quelli nei quali vige la pena di morte, primo fra tutti gli Stati Uniti, esiste un movimento che ne chiede l'abolizione. Viceversa, in altri nei quali tale pena non è contemplata dai codici, tra cui l'Italia, riaffiorano periodicamente, a seguito soprattutto di crimini particolarmente gravi, richieste per la sua reintroduzione nel diritto penale.

 

di Redazione G.Peano-C.Rosa


Parole chiave:

penadimorte , scuolalocale

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